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Visualizzazione dei post da marzo, 2025

Risorgere

  Salgo i mille gradini  che mi separano dal tuo cielo, oltre orizzonti di pietra  che scheggiano il silenzio, nella fuliggine dei ricordi  e di desideri inappagati. Migrerò in un pomeriggio nebbioso,  al tuo cospetto sulla via che inerpica al monte,  in un sussulto di fede, solo preghiera nell'amore  irrefrenabile alla tua presenza. Desterò queste mie membra,  oltre la soglia della sofferenza, verso destini incruenti, per gioire con te padre onnipotente, nel calice dell'anima vi annegherò il mio pensiero per risorgere. Adesso sembra che il tempo rallenti,  minuti interminabili sibilano nell'ovattato candore di distese soavi,  di indistinguibili sagome, oasi di pace, accordi luminosi  di titaniche forze e sospiri eterni.

Natura

  Guardo il cielo, appena solcato  da gabbiani senza rotta, Guardo il mare, la sua schiuma  e le onde cavalcanti l’infinito, Guardo i fiumi, i laghi, senza abbandonare  il limite terreno delle cose, Guardo te natura, madre premurosa  che elargisci ricchezza e vita. Dono prezioso e sacro, immagine  e sostegno per il popolo della terra, nel tuo grembo avvolgiamo  i nostri sogni, disperdendoli al vento, nel momento in cui ritorniamo a te,  nudi e pieni di speranza. Il miracolo che ci accoglie  dalla nascita in poi è fonte di vita, nel tuo ricco splendore  la grandezza di Dio nostro padre. Terra che pulsa, che risveglia  e alimenta, che affascina Terra insieme di luoghi e civiltà,  di pace e povertà, di angeli senza tempo e  di madri senza sorriso.

Terra

  Ho solcato il mare del desiderio  per annientare la mie paure, e abbandonato questo cielo  per isolarmi, smarrito nella notte, dov’è il destino che ho pensato,  i timidi venti che lo annunciarono? Ancora son qui, tenebroso e schivo  nella gabbia dei ripensamenti, lontano dai tremori che l’ansia di morte  mi sventaglia sulla pelle. Traccerò un lungo arco  di emozionanti fuochi, di canti e sorrisi, nel mutare dei gesti e nella cantilena  fioca di un viandante arabo, senza luoghi e memorie,  solo con un senso nel diluvio delle polveri. Nel dominio che incalza  le vetuste pose inaridite dallo scirocco, cammino in ginocchio  per sovrapporre le membra alla terra nuda, per respirare la materia fonte di primordiale creazione, di pace.

Clessidra

  Incateno le ore alla clessidra del tempo osservando ancora il cielo fermo sui nostri passi, e le nuvole che stanche  sfumano le nostre illusioni. Tutto si allontana,  in una pace mistica e onnivora il desiderio di tè muta le mie paure e l'ansia e la luce come bagliore  acceca la mia sete nel mattino. Quale nube può isolarmi dal mio destino? Sogno o materia  che alternano la sostanza nel divenire nostalgico  dei momenti a me cari. Il mio ego è sospeso  nel tempo, cangiante e vero sul baluardo della vita eretto e insostenibile come traccia nel vento  assordante che si diffonde. Lungo le strade angosciate  dalle auto e dai passanti. sospiro ancora nel vederti  dinnanzi a me, solitaria, in teneri gesti che odorano  di vecchie essenze. Sulle scale di pietra  ho congelato fiumi di parole, ho sgranato i lunghi momenti di indissolutezza offrendo  petali di sorrisi al volto della tua anima.

Uno sguardo (a Aldo Borghi)

Ho rivisto indietro il mio tempo,  le giornate inutili, ho sommato le ore di speranza  in catene di pianto, senza fermarmi nell'urlo  disperato della coscienza. Gli anni che lentamente  sfinivano i sogni, e la luce nei tormenti che alienavano ogni sentimento nel vuoto, privato di sorrisi e di stagni  dove annegare i pensieri. Soffocavo il mio senso di impotenza  e camminavo, i passi stanchi di chi cerca un appog gio nella vita, di un uomo serrato nel dolore  che impone sofferenze. In fondo alla vita,  dove la miseria frantuma il coraggio, e dove la voglia di non esistere è consolazione e stimolo: ti incontrai, il mio cuore ritrovò  la voglia di amare e sorridere. Rivedo ancora il tuo viso,  e la tua voce che mi ridesta sempre, come vento caldo  sulle spighe prima della mietitura d'estate, eterno baluardo, scrigno  di scienza e umanità senza fine. Sorrido alla tua vista come ieri,  illuminando il mio volto felice, snocciola...

Ipocondria

Scendo le scale del mio domani in silenzio calpestando vecchie orme cariche di nebbie la tua mano è sempre ferma sul mio cuore stanco a riscaldare emozioni rapprese e sparite nel buio Nella ruvida materia sulla quale ripongo le mie ansie il sentimento è traccia nel deserto della tua anima Il fuoco è flebile soffio, agognata ampolla di speranza e luce proposito per rinnovarmi e carpire al volo la tua ipocondria Ti scorgo intenta a tratteggiare archi di vicissitudine a distendere lenzuola di preghiera sui miei pianti A masticare foglie nel tuo diniego, senza dardi e ferite ascoltando il sussurro che scende mesto dalle mie labbra I miei passi ribattono la terra isolando l'eco dalla valle e il freddo annienta subito la mia voglia di riaverti.

Sono voce

Sono  voce nel deserto  assolato della tua anima, umida traccia per  disperdere la tua memoria. Sono albero nel freddo della tua viva coscienza, acqua silente negli anfratti  del tuo senso di vuoto. Sono terra e mosto,  lama e fune  nel baratro dei pensieri, spazio e vita  nei miei giorni con  te. Sono ancora illusione per ingannare i nemici, gemma e talea  per rinnovare le mie radici. Sono anche cuore e perdono,  speranza e rimpianto, rostro e lancia  per speronare la corazza dei potenti. Sono ansia e sentimento  per la mia voglia di amare, riverbero di luce per carezzare le pieghe del tuo viso. Sono tempesta e fulmine per punire i torti e le angherie, sospiro e soffio per sussurrarti le parole del mio cuore. Sono morte e eclissi  per sollevarti dai miei tormenti, essenza e gelosia per farti capire che mi appartieni.

Alfio

Calpesto  bolle di vetro  per infrangere solitudini, passi lenti a sfrangiare  le nuvole di incolti sogni, è sera nel giardino a cui  lo sguardo immola gesti, penso, soffio, ansimo,  nel litigioso errare stanco. I vecchi sulle panchine  hanno sete di ricordi e pace, sospingono pensieri  sul ciliegio grondante di miseria, la calura annienta i sospiri e  tace senza nessun suono, la fame scalpita nei  tornanti incollati al suolo. Alfio ha levato il chiodo  dalla parete della memoria, suda senza sapere,  senza supporre il perchè di quanto, abbrutito dalla salsedine e  dalla voglia di fumo e noia, solo il fiume a solcare la  continua ansia di abbandono. Immergo le mie sensazioni  nella fretta di sparire via, e una ad una le parole rare  nello scrigno dell'emigrante, un fazzoletto di terra  racchiude ogni mio istante di vita, nell'amaro risveglio di un addio,  annunciato espatriare.

Ritrovarsi

Ho chiuso nel tuo domani  i miei tormenti, ho custodito i sogni nel mio mare, è senza tempo questa voglia di perdermi, è senza spazio  il desiderio di te, non spengo la fiamma del tuo addio, attendo calmo tra le dita del perdono, e il gusto di ritrovarsi.

Infanzia

Ho  lasciato il viale del tramonto, con le foglie illuminate dai raggi, e le strade inondate di luce rossastra. Ho respirato l’aria felice dell’infanzia, salutato le rondini liberarsi dai tetti, correre e sperare nel gioco del domani. Ho baciato le mani di mia nonna, dopo una carezza e una sua preghiera, per un suo sorriso ricco di amore. Ho calpestato foglie e acini odorosi, nella vendemmia della vita, per spegnere il mio dolore. Ho pregato il Signore mio Dio, per sorreggermi alla fine dei miei giorni, per donarmi la sua luce e il perdono.

Fiore di luna

Fiore  di luna che lieve si posa, muto e dolce collirio di vita, specchio di solitudine senza fine. Calendule stanche alla vista, sorrisi e risposte che attendono, domande inique, mai poste. E' fionda il mio inconscio, scagliato sul dorso dei tuoi anni, passato nel vincolo terreno. E' sangue la mia linfa, materia e sostanza attiva, corporalità nel guscio dell'intelletto. Nuove percezioni che incalzano, relitti di uomini che travalicano, una, cento barriere nell'assenza. Mi sforzo di esistere, nello sprovveduto divenire, del grondante magma cerebrale.

Perdono

Il  mio passo è stanco, preda di millenarie storie, di contorni mai esplorati. Assaporo il vento dei tuoi sguardi, preservati nel destino comune, capaci di solcare i miei sentimenti. Le unghie raccolte e imprecanti, in una tenera preghiera, un volto, cento antiche abitudini. Mani che sfiorano le ali della vita, intimorite e tremule al perdono, luci senza tempo sull'altare dell'anima.

Voragine

Ho  asciugato il tuo pianto, nel profondo della mia anima, come goccia di rugiada che evapora, nell’essudato mattino di Aprile. Ogni illusione è sofferenza, riflesso nella silente realtà, speranza nel risveglio, brama di luce e sogno. L'ansia e il rumore svaniscono, nella valle dei ricordi, l’inganno ha fermato i miei passi, prostrato ogni sicurezza. Arrembante figura di ossa e materia, sono fiore inerte senza stelo, effimero contatore del mio tempo, solo ombra nel deserto della vita.